Migrazioni a software libero in azienda: intervista a Sonia Montegiove

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Pubblicato il 03 marzo 2018 da Yuri Carlenzoli nella categoria Infrastruttura Aziendale - Nessun commento

In questo articolo, tramite un intervista a Sonia Montegiove puoi capire che ti può essere molto utile avere legalmente strumenti gratuiti e liberi per diverse attività svolte in ufficio, come per esempio quelle legate all’office automation con LibreOffice.

Sonia Montegiove

Sonia Montegiove al TEDx


Seppur non sia un argomento prettamente a tema “business online“, i software, e le suite office in particolar modo, sono utilizzati da qualsiasi attività, anche per pubblicizzarsi sul web, oltre che per fare documenti, fatture, presentazioni e molto altro che servono ad uso interno. Scriverci qualcosa a riguardo quindi può interessare alle attività. Soprattutto dato che esistono valide alternative, ad esempio a Microsoft Office, di cui bisogna pagare la licenza per ogni postazione.

Per scrivere qualcosa di autorevole ho scelto di fare un’intervista a Sonia Montegiove, che ha coordinato alcuni progetti di migrazione a software libero, come per esempio quello di alcuni enti dell’Umbria con LibreUmbria ed ha collaborato alla migrazione a software libero della Difesa italiana, LibreDifesa. Il più grande progetto di migrazione di suite per l’ufficio d’Italia con le sue circa 100 mila postazioni, per un risparmio che si aggira intorno ai 28 milioni di euro.

Le domande che porrò di seguito a Sonia sono quelle che molto spesso si fanno attività ed enti, e che potresti farti.

Domande e risposte riguardanti il software libero e le attività

Oltre ringraziarla per l’intervista, innanzitutto, per chi non la conoscesse, gli lascio fare una presentazione come preferisce. Sonia presentati pure:

Le presentazioni mi mettono sempre un po in imbarazzo e direi che, senza togliere spazio alla sostanza, ciascuno, se vuole e ha tempo, potrà cercare qualcosa da leggere su me su Google. Sintetizzando in una frase sono un’analista programmatrice, formatrice e giornalista.

Ora passiamo alle domande, ipoteticamente fatte da un proprietario di un’attività.

I miei vecchi documenti, le funzioni dei fogli di calcolo ed i miei database fatti con Access sono compatibili con altri strumenti di Office Automation?

Quando parliamo di strumenti di office automation (che vanno da Office a LibreOffice al cloud Google o
molti altri) e di compatibilità, ciò che conta è il formato di salvataggio che deve essere aperto e non proprietario. La partita si giocherà tutta qui: se si utilizza un formato aperto per i documenti (come per esempio ODF) si lascerà a tutti la libertà di scegliere lo strumento più adatto a leggerli e trattarli. Se ci si affida a un formato proprietario, al contrario, ci si lega a doppio filo a un singolo strumento o software, con tutti i danni del caso dovuti al fatto che l’impresa non potrà scegliere, valutando di volta in volta, la soluzione migliore.

Dato che non pago il supporto, nel caso in cui dovessi avere problemi a chi mi rivolgo?

Quando si parla di software libero, fondamentale è il ruolo delle community e della rete che ci consente di trovarle e entrarne a far parte. Dovremo lavorare sulla formazione del personale necessaria a far comprendere come si cerca ciò che serve in rete oltre che come si condividere ciò che si sa con licenza che ne permetta il riuso come la copyleft. Perché le community non sono posti in cui si prende soltanto, ma sono tipicamente luoghi in cui ci si arricchisce reciprocamente, costruendo un rapporto di fiducia possibile solo se si mette a disposizione di tutti ciò che di meglio si ha: la propria competenza, il proprio sapere, il tempo. Credo fermamente che il sapere aperto ci salverà.

Non pago più la licenza ma devo formare i dipendenti, alla fine dov’è il risparmio?

La migrazione a software libero consente alle imprese di reinvestire in formazione del personale i soldi risparmiati in licenze. Leggevo proprio in questi giorni una ricerca Istat che mette in evidenza quanto poco le imprese di piccole e medie dimensioni lo facciano e quanto siamo indietro come Paese nelle
conoscenze di informatica di base legate alla gestione di documenti, dei fogli di calcolo e delle presentazioni multimediali. Conoscere e formarsi su questi temi non significa addestrare le persone all’uso di un programma specifico (Office o LibreOffice che sia) ma far comprendere le potenzialità dello strumento a prescindere dal disegno delle singole icone.

Qual è stata la difficoltà maggiore di un’attività o ente che è passato al software libero, e com’è stata
risolta?

Le difficoltà nei cambiamenti, di qualunque tipo essi siano, sono sempre legati alla normale, umana e comprensibile resistenza che le persone fanno. Resistenza che si può abbattere solo con comunicazione e formazione. Spiegare, far comprendere la motivazione del cambiamento, coinvolgere le persone nei progetti è il segreto del successo. Detto così sembra banale ma non lo è. Inoltre i progetti di migrazione sono veri e propri progetti e come tali vanno saputi gestire. Non importa quante persone e postazioni coinvolgano, se non c’è capacità di gestione di un progetto si fallirà.

Come consigli di prepararsi ad un’attività che ha intenzione di migrare?

Consiglierei di non prendere la cosa alla leggera, di non installare un nuovo prodotto (confondendo la migrazione con l’aggiunta di un altro software libero che fa la stessa cosa del proprietario mai disinstallato, tanto per capirci), di non valutare solo l’aspetto tecnologico (in genere il più banale) ma quello umano e organizzativo. L’approccio consigliato è quello che tradizionalmente si adotta nei progetti. Insieme ad Andrea Castellani, che ha coordinato insieme a me ed altri colleghi il progetto LibreUmbria, e al generale Camillo Sileo, coordinatore di LibreDifesa, stiamo lavorando a un manuale di supporto per aziende ed Enti che vogliano migrare approcciando con la metodologia internazionale di gestione progetti Prince2. La stessa che ci ha fatto da guida per diversi altri progetti e che ben si sposa anche con le migrazioni, visto che la loro complessità, spesso sottovalutata, può essere risolta e superata brillantemente solo con un approccio metodologico e rigoroso.

Oltre ringraziare Sonia per l’intervista spero che quanto scritto sia realmente utile, almeno per far valutare alle attività l’utilizzo di software free ed Open Source. Hai domande per Sonia? Lasciale anche qui nei commenti se vuoi. Credi sia utile ed interessante questo articolo? Condividilo, può esserlo anche per altre persone!

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