Il Remarketing, perchè usarlo?

Home » Posizionamento » Annunci a Pagamento » Il Remarketing, perchè usarlo?

Pubblicato il 19 settembre 2015 da Manuele Caddeo nella categoria Annunci a Pagamento - Nessun commento

Prima di tutto, cos’è il Remarketing o Retargeting nel Marketing online? Detto in parole semplici, è quell’attività che permette di “ricontattare” un utente a seguito di una determinata azione sul vostro sito web.

funzionamento remarketing

Il funzionamento del remarketing

Si lo so, penserete voi, sono i banner che mi inseguono dopo aver visto un articolo e mi continuano a perseguitare. Avete ragione, hanno un lato oscuro, quello dell’invadenza, ma se anche voi imparerete ad utilizzarlo renderete il web un posto più vivibile ed i vostri investimenti più redditizi.

Il Remarketing può essere utilizzato attraverso diverse piattaforme, ma alla base di tutte c’è la necessità che il vostro sito venga “taggato“, e che questo tag funga da raccoglitore di cookie.

Come fare il remarketing

Le piattaforme che permettono questa attività sono molte e diverse: da Criteo, a MyThings fino alla famosa Google. Cosa cambia? Il funzionamento di base è lo stesso: viene mostrato un annuncio pubblicitario a chi risponde ai miei criteri di “targeting”, ovvero a chi ha già visitato il mio sito e, per esempio, non ha portato a termine una vendita durante il processo di acquisto. Cambiano i siti web su cui questi vengono mostrati.

Criteo e MyThings, concessionarie di advertising programmatico, per esempio, utilizzano diversi network di siti e mostrano gli annunci dei propri inserzionisti sfruttando diverse modalità di acquisto diretto in programmatico (CPM o CPC) al posto vostro. Con loro le trattative per la vostra campagna saranno concordate direttamente con i loro Account Manager e le campagne gestite o da loro o direttamente voi dai loro pannelli proprietari.

Google, invece, permette di utilizzare il Remarketing sul proprio Network si siti web, ovvero sul GDN (Google Display Network) oltre alla rete di ricerca (detto anche RLSA, ma lo vedremo più avanti).

Con Google la gestione è molto più semplice poiché è possibile gestirla completamente dal vostro pannello di Google Adwords. Come detto in precedenza, vi basterà inserire sul vostro sito “un tag” che funga da raccoglitore di cookie (ovvero i vostri utenti) per poi attivare Campagne Display dedicata a questi utenti.

Le possibilità di personalizzazione sono molte, per esempio: potete creare una campagna di Banner Display dedicata a tutti gli utenti che hanno inserito a carrello un prodotto del vostro e-commerce ma non lo hanno acquistato. Come fare? Sfruttando l’elenco di Remarketing creato con il tag dedicato, potete prendere quella lista e applicare una regola che dica: voglio tutti gli utenti che hanno inserito un prodotto a carrello (www.miosito.it/cart/buy) ma non hanno effettuato una conversione. Facile no? Più o meno, servirà sicuramente un po di pratica e conoscenza della piattaforma Google Adwords.

Ma i motivi del perché utilizzare il Remarketing sono diversi, sopratutto dopo la crescita esponenziale dei dispositivi mobile ed il numero di dispositivi connessi ad internet medi per persona che crescono sempre di più. Che cosa ha comportato questo? Che una persona, durante il suo “customer journey”, si trova ad utilizzare più dispositivi diversi ed in momenti diversi.

Perchè è essenziale il remarketing

Dal primo contatto all’acquisto, accadono moltissime cose che possano far cambiare idea ad una persona. E’ un po come andare in un centro commerciale fatto da 1 negozio di scarpe o un centro commerciale fatto da 10 negozi di scarpe tutti alla stessa distanza; all’aumentare delle possibilità di scelta aumenta anche la possibilità che una persona cambi idea. Ovviamente cambia anche il tempo di reazione dalla “valutazione” all’acquisto finale; se ho tante scelte perché non valutarle tutte prima di prendere la mia decisione? Potete vedere voi stessi dal vostro Google Analytics o direttamente in Google AdWords il tempo medio ad una qualsiasi vostra conversione (se avete impostato tutto correttamente).

tempo alla conversione

Quante visite e click ci sono prima di una conversione?


Voi ora penserete: ma se una persona possiede più dispositivi (smartphone, tabletGoogle, pc, etc..) come faccio a sapere che è sempre la stessa persona?

Bella domanda, è una delle più grandi sfide di questi tempi, perché i cookie vengono creati per dispositivo, e quindi se una persona ha 4 dispositivi diversi potrà sembrare 4 persone diverse. Quello che però può fare Google è quello poter sapere la persona che sta dietro ad un dispositivo quando questo è “loggato” su di uno dei propri servizi, come Gmail, Google+, Gdrive, etc. e poterlo categorizzare come “utente unico”.

Le tecniche che permettono le conversioni “cross-device” sono anche altre, sono più avanzate e complesse, e spesso serve configurare il CRM del proprio e-commerce con Google Analytics per esempio, ma richiedono sicuramente mani molto esperte purché funzionino.

Ultima chicca, molto importante al fine di una più serena convivenza su Internet: i banner “perseguitatori”.

C’è una cosa che è possibile fare per evitare che io veda in una sola giornata 300 volte lo stesso banner: impostare una “frequenza massima” o “frequency cap“. Se ti voglio convincere ad acquistare una cosa nel mio negozio, te lo dico 1, 2, massimo 3 volte, no? La stessa cosa dovrebbe valere nel Web: facciamo in modo che un utente veda lo stesso banner non più di 4-5 volte: se è interessato cliccherà, se non lo è non lo farà ne alla prima ne alla ventesima volta. (no, il conversion rate non aumenta con la strategia dello sfinimento psicologico).

Alla prossima puntata!, nel frattempo lasciate pure commenti/domande e condividete l’articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.