L’Inutilità del Posizionamento “compulsivo” su Google

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Pubblicato il 05 gennaio 2015 da Mariachiara Marsella nella categoria SEO - Nessun commento

Per descrivere il posizionamento organico “compulsivo” potrei utilizzare anche un altro termine coniato, mentre scrivo, per l’occorrenza: “ranking-mania”.

Insomma, tutto quel che si focalizza solo ed esclusivamente sull’essere in prima posizione su Google, senza curarsi minimamente di cosa gli utenti cerchino davvero, per me ha una connotazione negativa perché non porta automaticamente a conversioni e so che questa “filosofia” volta alle conversioni appartiene a tutti noi.

eye tracking

Eye Tracking e SEO

Per testare con mano quanto ho sempre pensato ho quindi deciso di portare al recente Convegno Gt un intervento dedicato all’Eye Tracking e la SEO, intervento realizzato grazie al supporto anche tecnologico di SR Labs, leader nel settore eye tracking. Volevo indagare il reale interesse dell’utente per alcuni “assiomi” della SEO.

In questo test ho chiesto ai soggetti testati, di osservare alcune SERP (finte e reali) e navigare Zalando e compiere due diversi task su Ali Express.

L’utente prima del posizionamento

Per riassumere molto brevemente il lavoro di diversi mesi e dello speech di 40 minuti, quanto è emerso ha ulteriormente dimostrato un concetto basilare: piuttosto che dire “dobbiamo stare in prima posizione su Google” o “dobbiamo stare sopra al competitor e quindi modifichiamo il title” dovremmo – prima –  “vivisezionare” la SERP sulla quale cerchiamo spazio e interpretare la query non per il suo senso estremamente letterale ma per il suo significato intrinseco.

Nel caso del mio test la query era “pelliccia ecologica rosa” e la keyword “immagine” non era presente.

Eppure tutti i soggetti dello studio hanno cliccato e focalizzato l’attenzione, quasi totalmente, sulle immagini (di Google Shopping e di Google Images), e, quando non presenti (SERP da me modificate) hanno comunque cliccato sul tab immagini presente su Google.

L’insegnamento per le PMI

In sostanza, quel che soprattutto le Piccole e Medie Imprese dovrebbero capire, in quanto queste hanno un’esigenza – quotidiana – di conversioni, è che acquistare un servizio di posizionamento esclusivamente basato su una manciata di parole chiave non è più (e non è mai stata) la corretta strategia.

Soprattutto in questo momento in cui le nostre PMI, tessuto economico del Bel Paese, devono necessariamente rimboccarsi le maniche, è fondamentale orientare la scelta del proprio consulente seguendo la rotta della professionalità.

Individuarlo in un/una consulente non orientato/a solo al posizionamento non è difficile, già dai primi contatti, chiedendo il motivo per il quale vengono consigliate modifiche o implementazioni si potrà capire se ci sarà “spazio” per il posizionamento su Google, ma non dovrà mai diventare un’ossessione.

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